Artisti algerini d'Italia
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| Smail Zizi, Equilibrio scultura in marmo |
La storia degli artisti algerini in Italia affonda le radici nella lotta per la liberazione dell’Algeria e nella costruzione dell’Algeria indipendente.
Uno dei protagonisti di questa vicenda è Abdelkader Houamel, che a soli 17 anni si unisce alle fila del Fronte di Liberazione Nazionale (FLN). Con una mano impugna l’arma per la liberazione del suo paese, mentre con l’altra tiene saldo il pennello dell’artista. Il FLN, che aveva adottato un approccio unico nel mondo arabo, integrando alla lotta armata anche l’arte, il calcio, il teatro e il cinema, trasferisce Houamel a Tunisi nel 1960. Qui gli organizza una mostra al Salon des Arts, inaugurata da Franz Fanon. Nel 1961, il FLN invia Houamel a perfezionare la sua arte all’Accademia di Belle Arti di Roma.Durante il suo soggiorno italiano, stringe una profonda amicizia con artisti del calibro di Renato Guttuso e Carlo Levi. Houamel vive e lavora tra Italia e Algeria fino alla sua morte, avvenuta nel 2018.
Negli anni ’70, la giovane Algeria indipendente invia un nutrito gruppo di giovani a studiare arte,
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| Brahim Achir |
design e architettura in Italia, in particolare a Firenze.
Alcuni di loro, terminati gli studi, fanno ritorno in patria, mentre altri decidono di stabilirsi definitivamente in Italia. Tra questi spiccano figure come il prolifico e visionario Brahim Achir, Ahmed Bekhokha e Nadjia Chekoufi, che afferma: “Sento ciò che dipingo e dipingo ciò che sento, perché ciò che conta è la profondità del sentimento, la passione che metto in ogni opera. Non mi interessa la novità dei contenuti o della forma. Non cerco di costruirmi un’immagine, ma di trovare me stessa”.
A questi si aggiunge Amor Dekhis, anche premiato scrittore in lingua italiana. Artisti che vive la loro arte tra Italia, Algeria, diverse capitali europee e città americane, mantenendo sempre un forte legame con antiche e nuove radici.
Negli anni ’80 arrivano in Italia altri artisti, come Khaled Abdallah, allievo di Emilio Vedova a Venezia, determinato a perfezionare la sua formazione artistica.
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| Nadjia Chekoufi, Indigo |
studi ad Algeri sceglie Carrara per specializzarsi nella lavorazione del marmo, il quale, nel 1992, viene riconosciuto come miglior scultore e realizza, insieme a Paolo Viaggi, la più grande statua di Buddha in giada a Bangkok, in Thailandia.
Non si può dimenticare Mohamed Rouhani, noto come “Fenek”, che stupisce il pubblico con una mostra nel ferrarese, o Karima Laraba, che in un momento difficile della sua vita decide di stabilirsi a Venezia, aprendo il suo atelier “Mysotis Karima Arte” a Santa Croce. Qui crea tele, costumi e maschere artistiche, dando vita a opere uniche.
Infine, Massinissa Askeur, vincitore del Premio Leone d’Oro per le arti visive a Venezia, completa questo ricco panorama artistico.
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| Mohamed Rouhani "Fenek", Viale Antonio Gramsci in Naples |
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| Khaled Abdallah, Germoglio di speranza |


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